ESSERE O APPARIRE? datemi una maschera e vi dirò la verità

“Spesso oggi apparire è più importante che essere proprio perché la maggioranza lo pensa”

“Essere o apparire? La società te lo insegna, il mondo in cui vivi, la tua famiglia, la scuola te lo insegnano. La società propina modelli su cui stenderei un velo pietoso, silicone, veline con scarsa cultura ma denti bianchissimi, fisico perfetto come volete che una mamma e un padre possano competere con modelli riconosciuti che ti martellano 24h/24. Apparire, belli ricchi e quasi quasi pure famosi, si con il Grande fratello, è ormai oggi fin troppo facile e così comodo che i valori, la cultura, la serietà, l’intelligenza li lasciamo in un cassetto polveroso. Se fino a poco tempo fa la vanità era individuale e riguardava il singolo, ora il fenomeno si sta estendendo alla società intera.

Purtroppo è ormai difficile conoscere persone che siano disposte a mostrasi per quello che sono, a farsi conoscere e apprezzare nell’ insieme anche per i difetti che indubbiamente ci rendono unici e irripetibili. Che poi se ci pensiamo cosa c’ è di male nella diversità, nel cambiamento, nella varietà di gusti piuttosto che nell’ omologazione, nella falsità, nell’ ipocrisia che si cela dietro al viso di ogni uomo che è inutile negarlo ma indossa sempre una maschera.

Una delle citazioni che mi ha fatto riflettere in particolare su questo tema complesso è “ datemi una maschera e vi dirò la verità” di Oscar Wilde. Quanto è vera questa frase, ormai a nessuno importa mostrarsi per quello che  è, tutto ciò che conta e apparire come la società ci vuole, belli andando contro a tutto e a tutti, contro ai regimi alimentari sani, contro alla bellezza interiore, contro alla semplicità, contro alla naturalezza, contro al sentirsi belli cosi “come mamma ci ha fatto”.

Siamo padroni della nostra vita, ma purtroppo schiavi della nostra società.

A tal proposito è interessante un quadro appartenente alla corrente artistica del Surrealismo. Quest’ opera d’ arte mi ha particolarmente colpito in quanto rende l’ idea di come l’ apparenza diretta e immediata in realtà nasconde immense sfaccettature che solo con un attenta osservazione possiamo definire.

Titolo: Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia

Autore: Salvador Dalì

Collocazione: Hartford, Wadsvorth Atheneum Museum of Art

Cronologia: 1938

Tecnica: olio su tela

In apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia, l’ attenzione dell’ artista catalano si sposta dalla paranoia al sogno, ove personaggi e forme non hanno contorni definiti e possono pertanto assumere indifferentemente e in modo inquietante i significati più vari, incredibili e contradditori. Dire con precisione che cosa rappresenta il dipinto è pressoché impossibile, nonostante l’ apparente chiarezza del titolo. Vi è infatti un tavolo, copertola una tovaglia chiara, con sopra una natura morta composta da una esile fruttiera di porcellana bianca con alcune pere. Sullo sfondo, oltre un promontorio roccioso, vi è poi una spiaggia che si perde verso una catena di monti all’ orizzonte. Ma se stacchiamo per un attimo gli occhi dal dipinto e torniamo poi a guardarlo ecco che la fruttiera si è trasformata in un gigantesco volto allucinatorio, con fronte altissima e incarnato spettrale. In secondo piano le rocce sembrano aver plasmato la figura di un cane da caccia in posizione di punta, con il muso ( che in realtà è un pendio) rivolto verso destra.

Stacchiamo di nuovo lo sguardo e torniamo a osservare: ecco allora che il collare del cane è costituito da un ponte che riflette le proprie arcate nello specchio dell’ acqua sottostante, mentre l’ occhio destro è un tunnel attraverso il quale si intravede l’ orizzonte lontano. Sotto il muso-pendio, poi, si sta svolgendo un combattimento di cavalieri (omaggio al Leonardo della Battaglia di Anghiari). Il piedistallo della fruttiera, infine, è diventato ora una figura femminile di spalle, accovacciata sulla spiaggia, mentre in lontananza, sulla destra, manichini mostruosi si agitano presso un muro diroccato. Il dipinto, dunque, ripropone ad ogni occhiata il proprio enigma senza fine. Non v’ è certezza di nulla e ogni forma, appena percepita, è subito polverizzata e contraddetta. Così, cento occhi diversi vedranno ciascuno cento nuove realtà.

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